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Sistema trifase a 220V senza neutro PDF Stampa E-mail

DOMANDA

caro ingegnere, le scrivo per avere delucidazioni riguardo un problema su un sistema trifase 220v.
l'impianto, per altro eseguito a regola d'arte, su cui sono dovuto intervenire, è stato progettato e messo in opera per un utenza trifase 380 con neutro,la più comune delle utenze se mi è lecito. il problema è che la società fornitrice ha in quel punto grossi problemi a fornire detta utenza, per cui temporaneamente dobbiamo usare quella che esiste e cioé 220v trifase.

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Il neutro comune PDF Stampa E-mail

Un amico elettricista, con il quale collaboro per progetti, mi telefona per chiedermi se in un appartamento poteva lasciare una situazione impiantistica a dir poco ardita:

ispezionando l'impianto per un ampliamento si trova davanti un quadro con un magnetotermico differenziale generale e 2 magnetotermici colonnelli per luce e prese, da cui usciva solo la fase, mentre il neutro veniva giuntato in cassetta creando un nodo comune poi portato al differenziale. Per risparmiare sull'impianto l'elettricista precedente, o meglio il criminale-elettricista, ha utilizzato solo un cavo di neutro per tutto l'impianto. Come ben sapete questa pratica è espressamente vietata nei sistemi TT in cui il neutro è conduttore attivo e va interrotto insieme agli altri, inoltre nei sistemi monofasi si deve utilizzare la stessa sezione per fase e neutro, prescrizione non garantita quando si utilizza un neutro comune per luce e prese, praticamente il neutro poteva tranquillamente andare in sovraccarico per somma delle correnti di fase senza che l'interruttore potesse intervenire.

Ho consigliato al mio amico elettricista, persona molto attenta e scrupolosa, di separare i neutri delle diverse linee, anche perchè poi lui stesso avrebbe dovuto rilasciare la Dichiarazione di Conformità.

Purtroppo nel campo impiantistico esistono diverse realtà di ignoranza, presunta furbizia, vera e propria irresponsabilità, ma sino a quando chi sbaglia non paga sono tutti bravi ad approfittarne.

 
Dubbio sul "Certificato di Messa a Terra" PDF Stampa E-mail

Domanda

Ho un dubbio sollevatomi dal direttore dei lavori di un appartamento dove ho realizzato l'impianto elettrico, mi chiede il certificato della messa a terra, ma non trovo riferimenti specifici per consegnargli detto documento,anzi per quel che ho capito basta che gli consegni il foglio con le misure effettuate indicando il tipo di strumento utilizzato e basta.Vorrei indicargli la norma ma non la trovo mi potete dare un consiglio ?
grazie cordiali saluti franco

RISPOSTA

Onestamente il dubbio e' venuto anche a me......., sentendo le sue parole......
Cos'e' il "certificato di messa a terra"? E' un documento che non esiste.

Misure di terra, apparecchi utilizzati, tipologia di impianto ed altro fanno parte della Dichiarazione di Conformita' ai sensi del DM 37/2008 e del DPR 462/01. La Dich. di Conf. per quanto riguarda la realizzazione dell'impianto di terra costituisce anche atto di omologazione dello stesso e deve essere trasmessa all'INAIL (ex ISPESL) e all'ASL (nel caso di presenza di lavoratori).
La norma sugli impianti elettrici e di messa a terra e' la CEI 64-8 e la CEI 11-1 e sono quelle che deve indicare nella Dichiarazione di Conformità:
L'UNICO ATTO UFFICIALE CHE L'ELETTRICISTA DEVE RILASCIARE (puo' consultarla sul sito web), alla quale deve allegare l'elenco con la tipologia dei materiali, l'eventuale misura di resist. di terra, etc.
Distinti saluti

 
Dubbi Differenziali PDF Stampa E-mail

Domanda

Vorrei gentilmente sapere cosa prevede la normativa a riguardo dell'installazione di interruttori differenziali su alcuni tipi di macchinari tipo trapano a colonna - troncatrice a disco - filiera a banco - piegatubi, tutte alimentate a 380 V trifase.

Risposta

La tensione di alimentazione concatenata è ormai 400 V. Cosa prevede la normativa ... dipende dal tipo di sistema se TT o TN.

Supporremo per adesso che si tratti del comune TT, cioè energia fornita dall'Ente Distributore in bassa tensione con contatore-limitatore (altri casi possono essere studiati, se necessario). In questo caso vige la norma CEI 64-8, che prevede per tutte le apparecchiature la protezione contro i contatti indiretti mediante interruttore differenziale coordinato con l'impianto di messa a terra e protezione. I differenziali possono essere equipaggiati anche con magnetotermici in virtù delle necessità di protezione contro le sovracorrenti. LA corrente di sensibilità del differenzilae generalmente è compresa fra 0,03 - 0,1 - 0,3 A, meglio utilizzare i primi più sensibili, anche se si possono usare anche quelli meno sensibili, in caso di macchine con correnti di dispersione funzionale elevata che farebbe staccare lo 0,03. In ogni caso deve essere rispettata la formula di dimensionamento per la resistenza di terra: Rterra<50/Idiff per i luoghi ordinari e Rterra<25/Idiff per i luoghi soggetti a normativa specifica della CEI 64-8/7. Si può usare un differenziale anche per più macchine ovvero uno per macchina.

 
La dichiarazione di conformità incompleta PDF Stampa E-mail

DOMANDA

Salve,
ho comprato casa (appena finita di costruire) a Novembre e sto terminando le pratiche per l'abitabilità.

Controllando però la Dichiarazione Conformità dell'elettricista che mi ha consegnato il costruttore mi sono accorto che manca lo schema elettrico, e il geometra mi ha detto che è indispensabile.

Non riesco però a contattare l'elettricista per chiedergli di fornirmi il documento...come posso fare? Che mi consigliate?

Posso far eventualmente fare il documento a qualcun'altro?

RISPOSTA

Il geometra, di cui parla, se e' il tecnico comunale e' un problema: la dichiarazione deve essere completa di allegati con il materiale utilizzato
ed uno schema dell'impianto. In teoria potrebbe passare inosservata la mancanza dello schema....................
Dal punto di vista legale il costruttore e' obbligato a fornirle tutta la documentazione completa per il rilascio dell'abitabilita', comunque tutto quanto riguardante l'impiantistica. E' il costruttore che ha la responsabilita' di fornire la dichiarazione, non tanto l'elettricista che ha eseguito il lavoro. Se il costruttore si rifiuta puo fargli un'azione legale (magari con giudice di pace) e accollargli le spese della ritardata concessione dell'abitabilita'. Soluzioni legali alternative non ve ne sono (il rilascio della dichiarazione di rispondenza da parte di un Tecnico valeva solo per gli impianti costruiti dal 1990 al 27-03-2008).
La pratica usata da molti, extrema ratio, e' quella di farsi rilasciare la dichiarazione da un elettricista compiacente che dietro pagamento di 300-400 euro Le rilascia un FALSO, poiche' l'impianto puo' essere certificato solo da chi lo ha costruito. Il Falso ha valore comunque legale, perche' nessuno lo sa.

 
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